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La squadra cresce, il podio è diventato realtà, la Paralimpiade di Milano Cortina 2026 è il sogno. L’inverno passato è stata una stagione memorabile per la Nazionale azzurra di parabob, arricchita dai primi due storici podi griffati Fabrizio Caselli, capace di conquistare un secondo e un terzo posto giù dal budello di St. Moritz. In crescita anche gli altri due piloti italiani, Pier Alberto Buccoliero e Flavio Menardi, che sognano di emulare il loro compagno di squadra nella prossima stagione.

Insieme a Gianfranco Rezzadore, presidente del Bob Club Cortina e referente federale per il parabob, abbiamo parlato dell’inverno che ci aspetta dopo i risultati ottenuti negli scorsi mesi.

Soddisfatto della scorsa stagione?

«Abbiamo ottenuto risultati ottimi, peccato che la pandemia abbia costretto alla cancellazione dei Mondiali in Norvegia perché avevamo ottime prospettive. Nel complesso, tutti e tre i nostri ragazzi si sono comportati molto bene, sfoderando delle belle gare. Ora vediamo che succederà nella prossima stagione».

Come si riesce a pianificare il lavoro in questo clima d’incertezza?

«È difficile. Abbiamo già prenotato le piste e tutti ci dicono sì, salvo l’insorgere di problematiche dovute all’espandersi del virus. Si parla dell’inizio della Coppa del Mondo a novembre a Lillehammer e prima vorremmo prepararci a Oberhof, in Germania. In aggiunta, vorremmo organizzare anche un corso piloti in due spezzoni di quattro giorni ciascuno a Innsbruck a dicembre. Si parla di tre nuovi piloti, tra cui una di sesso femminile e sarebbe bello poter ampliare la squadra».

Dunque, il reclutamento sta portando frutti?

«Sembra proprio di sì e uno degli obiettivi per il prossimo inverno sarebbe organizzare il primo campionato italiano, verso fine stagione,a Igls. C’è la possibilità che partecipino 6 atleti per cui sarebbe davvero un bel traguardo».

Come vi muovete per le trasferte?

«In Coppa del Mondo, i Comitati organizzatori mettono a disposizione i loro bob, mentre per gli allenamenti e per eventuale Campionato italiano siamo indipendenti perché abbiamo 3 monobob di proprietà e stiamo costruendo il quarto. La Fisip ci supporta con i suoi mezzi per gli spostamenti e siamo felici che ora abbia trovato anche un nuovo sponsor come Penetron: ben venga un aiuto in più perché le nostre trasferte sono molto costose e serve l’appoggio di tutti per trovare grandi risultati».

Qual è il prossimo traguardo del parabob italiano?

«Il sogno, ovviamente, è che la disciplina entri nel programma della Paralimpiade in vista dell’edizione casalinga di Milano Cortina 2026. Siamo sul binario giusto».

La preparazione a secco come procede?

«I ragazzi stanno svolgendo discipline estive per tenersi allenati: Flavio ci dà dentro con l’atletica tra lanci e palestra, mentre Fabrizio e Pier Alberto hanno optato per l’handbike. Non c’è un lavoro specifico per il parabob, se non esercizi per il collo per abituarsi al peso del casco durante le discese. Ecco, l’unico allenamento è andare in pista e fare più discese possibili». 

Quante ne servono per arrivare pronti a una gara, all’incirca?

«Bisognerebbe arrivare alla prima gara di Coppa del Mondo o comunque in autunno con 30 o 40 discese di allenamento. Quest’anno, invece, ne abbiamo fatte soltanto una dozzina a Oberhof, un po’ pochine. Dall’altro lato però possiamo contare su un tecnico molto serio come Loris Ottaviani e, coi nostri bei bob, facciamo una bella figura anche livello internazionale quando ci vedono nei budelli di tutta Europa. Siamo sempre in crescendo: ora ci manca lo scalino più alto del podio, ma ci siamo vicini».

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Storico Fabrizio Caselli. Per la prima volta, l’Italia sale sul podio di Coppa del Mondo nel parabob grazie al pilota toscano, secondo nel budello di St. Moritz (2’28”60) alle spalle del lettone Arturs Klots (2’28”09). Dopo aver chiuso la prima manche al terzo posto (1’14”70), Caselli ha sfrecciato nella seconda (1’13”90, appena 40 millesimi più lento del vincitore) e ha recuperarto una posizione, facendo scivolare il canadese Lonnie Bissonnette in terza piazza (2’28”62).

«Dopo le discese di allenamento, i presupposti per un buon piazzamento c’erano. Grazie ai consigli tecnici del coach Loris Ottaviani ero terzo e nella seconda manche sono riuscito ad andare fortissimo, facendo registrare la velocità maggiore (128,93 km/h; ndr). Questo mi ha permesso di scavalcare il canadese e di piazzarmi secondo - racconta soddisfatto il cinquantaduenne di Borgo San Lorenzo (Firenze), che aveva partecipato alla Paralimpiade estiva di Rio 2016 nel para-rowing -. Voglio ringraziare il Bob Club Cortina e la Fisip, che ci permettono di partecipare alle gare con un grande sacrificio economico e poi faccio un ringraziamento a coach Loris: con la sua esperienza arrivano queste permformance. Domani c’è la seconda prova di Coppa, speriamo di ripeterci. Dopodiché ci sposteremo duramente per allenarci in vista delle prossime due tappe di Coppa del Mondo che si terranno in America».

Positiva anche la prova del giovane Flavio Menardi, ottavo in 2’29”91, dopo aver occupato la nona posizione a metà gara. Con un tweet, il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli, si è subito complimentato con la squadra azzurra per lo storico risultato.

Euforico anche il responsabile tecnico azzurro, Loris Ottaviani: «Dire che sono felice è davvero poco, primo podio per il parabob italiano e primo podio da tecnico,questo è un gran risultato di tutta la squadra ,del Bob Club Cortina e della Fisip. Fabrizio ha fatto una settimana sempre ad alti livelli, stando sempre nelle primissime posizioni e oggi ha coronato il lavoro fatto. Flavio ha fatto una settimana di apprendimento, essendo il più giovane e con meno esperienza, ma oggi in gara è riuscito a mettere insieme un po’ di tasselli e a raggiunto un ottavo posto meritatissimo. Questo è solo un primo passo,il lavoro duro e di squadra porta sempre a grandi risultati». E domani si torna a sfrecciare per la seconda gara sul budello svizzero.

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